13 February 2007

I due uomini avevano acceso un fuoco con la sterpaglia e vi si erano sistemati intorno. Davanti a loro, le acque del lago si andavano increspando con l’alzarsi della brezza notturna, formando onde leggere che si frangevano sulla ghiaia. Di lato, le ultime luci del crepuscolo si affievolivano, come assorbite dalle colline circostanti, sulle cui pendici si stagliavano ancora i profili di numerose abitazioni.
Uno dei due uomini stava governando il fuoco con un ceppo, mentre l’altro, giunte le mani dietro la nuca, gli si allungò a fianco e chiuse gli occhi.
“Mi piace questa atmosfera,” disse, “il crepitio del fuoco, lo sciabordare delle onde sulla riva, l’odore che si leva dal lago alla sera: dopo tanto peregrinare in giro per il mondo non chiedo che questo”.
L’altro uomo ascoltò divertito, poi disse: “Sei un poeta”.
Risero entrambi per un po’, poi tornò il silenzio, occasionalmente cesellato dal frusciare leggero delle onde sui ciottoli.
“Sai,” disse l’uomo seduto, continuando a ravvivare il fuoco, “c’è una cosa che volevo dirti”.
L’altro si tirò su appoggiandosi a un gomito e lo fissò, tra il curioso e il preoccupato. “Cosa,” disse infine, “cos’è che volevi dirmi?”
“Ho preso una decisione importante.”
“Una decisione? Quale decisione?”
“Ho pensato molto alla mia vita ultimamente, quello che ho costruito, i miei successi, i miei fallimenti, le miei illusioni, le disillusioni…” e mentre parlava fissava come ipnotizzato la calda luce del fuoco.
“Per l’amore del cielo parla!” disse l’altro.
“Voglio diventare un ninja.”
“Un… un ninja.”
“Sì, un ninja. Voglio diventare un ninja.”
Dal cielo scuro arrivò l’eco di un tuono lontano, l’aria andava rinfrescandosi, e in quel momento non c’era posto migliore dove stare che vicino a un bel fuoco vivo.

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