— Hai una bellissima pistola, — dice Nino.
— Non è mia, è di mio padre. Se lo scopre m’ammazza, — dice Luca.
— Posso tenerla in mano? — chiede Nino e le sue dita già sfiorano la canna, l’impugnatura, il grilletto.
— No, — dice Luca. — La rimetto a posto.
— Dai, solo un momento.
Nino prende la pistola, la impugna con tutte e due le mani, tenendo le braccia distese davanti a sé, come nei film. Punta un bersaglio alle spalle di Luca, fa «bang bang» con la bocca, accompagna ciascun «bang» con un sussulto delle braccia. Nino cerca un altro bersaglio, Nino trova Luca.
— ’Fanculo dammela! — dice Luca e l’attimo dopo un quarto della testa di Luca è sparso sul muro, sul letto, sul pavimento.
— Cazzo! — dice Nino. Ha ancora la pistola in mano: la getta via, si alza. Luca è finito a terra, una pozza di sangue scuro gli si spande attorno.
— Cazzo! — dice Nino.
Nino va in bagno, si guarda allo specchio: ha schizzi di sangue sulla faccia, sulla maglietta e sui jeans. Sulle scarpe no, le scarpe sono salve.
Nino si toglie la maglietta, le scarpe e i pantaloni. Si lava il viso e le braccia col sapone, si lava fino a far sparire ogni traccia di sangue.
— I capelli me li lavo a casa, — dice.
Nino torna in camera di Luca. Scavalca Luca, allungando le gambe per non sporcarsi i calzini. Apre l’armadio e tira fuori un paio di jeans, poi si sceglie una maglietta tra quelle che trova nel cassetto.
Nino si infila i vestiti di Luca. Poi scavalca di nuovo Luca e per poco non inciampa nel corpo di Luca, per poco non finisce nella pozza di sangue.
Nino corre in bagno e vomita.
— Cristo di Dio! — dice, chinato sulla tazza.
Nino prende la sua roba, la ficca nello zaino e corre via, esce di casa, scende giù in strada. La luce fuori è accecante e a Nino ci vuole po’ per abituarsi e quando si abitua vede l’uomo sugli scalini, e Nino lo riconosce: è il padre di Luca.
— Nino! — dice il padre di Luca con un gran sorriso, — allora avete studiato? O avete giocato? Eh? — e ride, il padre di Luca ride e Nino non sa che cosa fare, Nino lo guarda e non sa che cosa fare.
Il padre di Luca ora non ride più.
— Nino, — dice, — tutto bene? va tutto bene? Nino!
Lo prende per una spalla. Nino sa che sta piangendo, si sente le lacrime sulla faccia, prova a parlare ma gli vengono fuori solo singhiozzi.
— Nino, — dice il padre di Luca, — Nino che è successo? Avete litigato? Hai litigato con Luca? Eh? Nino!
Nino piange, guarda il padre di Luca e piange. Allora il padre di Luca posa a terra la valigetta e se lo stringe al petto e gli accarezza la testa e la schiena.
— Nino, figlio, ma che succede? Ce lo dici a Giovanni? Eh? Ce lo dici a Giovanni?
Nino singhiozza sul petto del padre di Luca, non riesce a smettere, gli manca il fiato.
— Nino, basta, eh? Non è successo niente, non è successo niente, Nino! — dice il padre di Luca e lo allontana per guardarlo in faccia. — Ora andiamo su e facciamo pace con Luca, eh? facciamo pace con Luca?
Ma Nino si divincola e scappa.
— Nino! — gli grida dietro il padre di Luca, — Nino dove vai!
Nino è già lontano e corre e corre ancora più lontano, corre finché non ha più fiato per correre e allora si ferma e si appoggia al muro e cerca di respirare ma gli viene solo da tossire e da vomitare.
Arriva l’autobus e Nino ci sale su, si va a sedere su uno dei sedili in fondo. Nino si acquatta sul sedile e abbraccia forte lo zaino. Dal finestrino guarda sfilare i palazzi, le persone.
Nino trova Leo che fuma, appoggiato al muro del casale.
— Nino! — dice Leo. — Che vuoi?
— Ho sparato a Luca.
— Che cazzo dici? Che cazzo t’inventi?
— Ho sparato a Luca Giordani gli ho sparato in testa, — dice Nino, e si sente un groppo in gola.
— Sei pazzo? Gli hai sparato? Sei pazzo! — Leo ora gli stringe il braccio. — E quand’è successo? Eh? Quando gli hai sparato a Luca Giordani?
— Prima.
— Cazzo! — dice Leo, — e perché sei venuto qua? Eh? Che cazzo ti dice la testa?
Nino non sa che dire, si sente un groppo in gola.
— Aspetta, — gli dice Leo, — aspetta qui —. Leo entra nel casale.
— Nino, entra —. È l’uomo seduto alla scrivania che gli parla, Nino sa chi è: è La Rocca.
— Hai sparato a Luca Giordani? — gli chiede La Rocca.
— Sì.
— L’hai ammazzato?
Nino abbassa lo sguardo.
— Ti ha visto qualcuno quando venivi qua?
Nino non risponde.
— Nino ti rendi conto che se Giordani viene a sapere che sei venuto qua dopo che gli hai ammazzato il figlio qui scoppia una guerra?
Nino non risponde.
— Nino, guardami, — La Rocca si sporge in avanti sulla scrivania. — Io ti aiuterò, ma tu devi fare esattamente quello che ti dico di fare, mi capisci? Guardami. Mi capisci Nino?
— Sì.
— Andrai in Germania.
— In Germania.
— In Germania. Ma non subito. Ora meglio che te ne stai nascosto per un po’. In un posto sicuro. Che dici? Leo ti ci porta. Per un po’, capisci? Poi andrai in Germania.
Nino non risponde.
— Nino ti devi rendere conto che ora è tutto cambiato.
— Sì.
— Capisci? È tutto cambiato, — dice La Rocca.
Nino si aggrappa forte a Leo, sulla moto. Il vento è fortissimo e lui chiude gli occhi e tiene la testa appoggiata alla schiena di Leo.
— Non posso fare la statale, — gli dice Leo, urlando per farsi sentire.
— Lì ci sono barattoli di roba, — dice Leo nel casale, — carne, roba —. Leo apre gli sportelli della cucina. — L’acqua la devi prendere dal pozzo, non ci sono rubinetti, la devi prendere dal pozzo. Vacci di sera, al buio. Non devi uscire di giorno. Hai capito?
Nino dice: — Sì.
— Io ora me ne vado. Forse torno domani. Non lo so, vediamo. Tu resta qui, non ti muovere e non uscire, va bene?
— Sì.
Leo lo guarda e scuote la testa. — Che cazzo di casino Ni’ —. Con una mano gli scompiglia i capelli e dice: — Senti io ora me ne vado. Ti porto qualcosa da leggere domani, eh? che dici?
— Sì.
— Allora ciao Nino.
— Ciao.
Leo rimane a guardarlo per un istante e poi esce. Nino sente il rumore della moto di Leo che si mette in moto. Nino resta in cucina ad ascoltare il rumore della moto finché non sente più niente.
Nino si sveglia che ha un freddo bestia. Per un attimo non sa dov’è, non ricorda niente. Si mette a sedere sul materasso e osserva le mura, l’intonaco scrostato. Nino non ricorda niente. Poi si guarda la maglietta che ha addosso, la maglietta di Luca, guarda la maglietta e si ricorda tutto, gli torna in mente tutto.
