27 December 2006

Scendo giù dal mio ortofrutta di fiducia, localizzo rapidamente la cassiera e la raggiungo a grandi passi e mentre mi avvicino la sento canticchiare un motivetto in tonalità minore, incantevole davvero, e rallento la mia corsa per non turbare quel momento di magia, perché la musica non si fermi. È troppo tardi: lei mi ha visto e mi guarda e un’ombra in si minore ancora le vela gli occhi ma presto mi riconosce e mi sorride.
— Voglio un aggregatore, — le dico allora, — uno di quegli aggeggi, sai… — e qui le mie certezze, le mie pulsioni barcollano.
La cassiera del mio ortofrutta di fiducia sorride ancora: è un invito a non demordere.
— Tutti ne parlano, — aggiungo e cerco conferme dentro me stesso principalmente, mentre lo sguardo ormai chino contemplo la punta delle mie scarpe. Il Natale è venuto e se n’è andato e noi non ce ne siamo accorti.
— Posso ripassare, — dico allora e senza alzare lo sguardo mi volto. Torno sui miei passi.
Fuori, l’aria calda invernale ossimorica tumescente, almeno ci fosse la neve, penso, almeno ci fosse la neve, potremmo accendere il fuoco per scaldarci e a osservare le fiamme nel camino non ci si stanca mai.

Leave a Reply